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Letter 1: Annotation

An Ongoing Translation Project

Letter 1 itself is translated and reproduced in Gregory, 28-37. Here is the annotation from the original Guasti collection.

ANNOTAZIONE A

[p. 10]

I Parenti vennero del Mugello, e abitarono nel quartiere di San Giovanni, Gonfalone Drago, in via del Cocomero, accanto allo Spedale di San Matteo. Esercitavano l'arte della seta, e la bottega andava nel 149-7 (a tempo del primo Catasto) in nome di Stefano di Giovanni Parenti e Matteo di Bonaccorso Berardi, per scritta di compagnia de' 24 di marzo 1424. Parente, padre di Marco, nel 1431 era capo di bottega, e Marco suo figliuolo nel 47 scrive al Libro de' suoi ricordi, che la ragione diceva in lui e Compagni. Ma nella portata al Catasto del 57, « tengo » scrive « a pigione da' Frati di Certosa una bottega in Por Santa Maria per fior. 40 l'anno, carta per ser Antonio di ser Batista dell'anno 1456, per anni 5; dove solavamo fare arte di seta. Ora è circa anni dieci me l'ho ritenuta, benchè non facci più l'arte, perchè la rapigionavo pel medesimo pregio, per non mi perdere l'uso ». Marco era solo di maschi, non avendo che una sorella, per nome Sandra, cinque anni minore di lui; la quale in prime nozze sposò Mariano d'Iacopo, Tempi, e in ottobre del 1451 fu dal padre rimaritata a Benedetto di Simone Quaratesi che morì a 6 di febbraio del 1460 st. f. Era Marco vertudioso, cioè buono e colto, come si vede dalle molte sue lettere; ond'io trarrò spesso de' brani a illustrazione di queste di madonna Alessandra.

[p. 11]
In quanto all' età, da ciò che dice egli stesso nel suo Libro di ricordi, a carte 1, e meglio dal Libro dell' età che si conserva nell' archivio delle Tratte, si rileva che naque il 25 d'aprile del 1421.

ANNOTATION A

[ p. 10]

The Parenti came from the Mugello, and inhabited Saint Giovanni quarter, in Gonfalone Drago, on Cocomero Street, next to St. Matthew's Hospital. They worked in silk, and the workshop they ran in the 149-7 (at the time of the first Catasto tax list) was in the name of Stefano di Giovanni Parenti and Matteo di Bonaccorso Berardi, as recorded around the 24th of March 1424. In 1431 Marco's father was head of this workshop, and Marco his son at 47 wrote the Book of Memories.

Marco told the Catasto in 1457, "I hold," he writes, "in rent from the Friars of Certosa one workshop in Saint Por Maria for 40 florins a year, contracted for Batiste and Antonio for the year 1456, for 5 years, where we're contracted to work silk. We've been doing this about 10 years I think; although I don't actually work in silk anymore, I still keep the place so I don't lose the use of it."

Marco was the only son, having only one sister named Sandra, five years younger than he, who for her first marriage married Mariano d' Iacopo, Tempi, and in October of 1451 her father remarried her to Benedict di Simone Quaratesi who died on the 6th of February, 1460. It was virtuous Marco, well-mannered and well-educated, who is so often referred to by the letters, and so I will often draw from them to illustrate the letters of Alessandra.

[ p. 11]

In this age, in this Book of Memories says the same, on page 1, and better from the Book of Ages that's conserved in the Archives of the Tratte, one finds the date of 25th of April of 1421.


ANNOTAZIONE B

Giovanni, avo di Marco, era stato più volte de' Signori dal 1351 al 1376: e anche Parente, suo padre, fu Priore pe' mesi di novembre e dicembre del 1450.

Annotation B

Giovanni, grandfather of Marco, served in the Signoria from 1351 to 1376: and also Parente, his father, was Priore from the months of November and December of 1450.


ANNOTAZIONE C

Sul Monte delle doti depositavano i genitori una somma per le figliuole, la quale dopo alcuni anni, maritandosi la fanciulla, si guadagnava aumentata; e se la fanciulla moriva prima d'andare a marito, il padre lucrava la metà della dote che le sarebbe toccata. La Caterina, dunque, poteva riscuotere la sua dote nel 48 e nel 50; l'Alessandra non faceva che anticipargliela, ma col rischio di perdere, se la giovine fosse morta prima.

Annotation C

Parents deposited a sum for children at the Monte dell doti, which after some years, once the child had married the child, matured in interest; and if the child died before she could to go her husband, the father only got half of the dowry that would be returned to him. Caterina, therefore, could collect her dowry in 1448 and 1450; Alessandra did not want to wait, with the risk to lose, if the daughter were to die before.



ANNOTAZIONE D

Parente, figliuolo di Giovanni (e non già di Piero,come scrive la nostra Alessandra), mori di settantaquattro anni a' 31 di gennaio del 1451 st f.; e la Tommasa, sua donna, morì a' 19 d'ottobre 1456, d'anni circa cinquantasette. (Libro di Marco, a c. 29 e 42.) Fece essa testamento a' 28 di novembre del 54, lasciando la sua dote di fiorini secento al figliuolo, con questo patto, che fiorini cento gli dovesse dare « per l' amore di Dio ». E in caso che Marco mancasse senza figliuoli, allora lasciò
[p. 12]
"la sopradetta sua dota. a dispensare per Dio all'Arcivescovo di Firenze", ch'era in quel tempo il venerabile Frate Antonino.

Annotation D

Parente, son of Giovanni (and not of Piero, as our Alessandra writes), died at 74 years, on 31 of January of the 1451; and Tommasa, his wife, died on 19 of October 1456, approximately 57. (Book of Marco, pp. 29 and 42.) He testified that on the 28th of November of 1454, leaving her dowry of 600 florins to her children, with this pact, that they had to give 100 florins to charity "for the love of God". And in case Marco didn't have children, it decreed:
[ p. 12]
"the aforementioned gifts. To dispense for God to the Archbishop of Florence ", who was at that time the venerable person Friar Antonino.



ANNOTAZIONE E

Marco diede al futuro Cognato la nuova del suo m trimonio con questa lettera:
= Filippo di Matteo degli Strozzi, in Napoli.
Al nome di Dio. A dì XVIIII d'agosto 1447.

Dilettissimo quanto fratello. Credo arai inteso pe' tuoi di qui come è piaciuto a Dio volere che la Caterina tua sirocchia sia mia donna. La qual cosa a Dio piaccia, e così disidero, che sia prima a suo onore, e salute dell'una e l'altra parte di noi. Il perchè a me è paruto mio debito, si come cogli altri vostri parenti ho fatto qui, così con voi dove al presente vi trovate con questa, lettera per simil modo impalmare e riconoscere il parentado, per insino a tanto che, quando che sia, accadrà che di presenza ci conosceremo ; che n'ho tal voglia, che maggiore nella potrei avere. Accadrebbemi assai che scrivere, se volessi dire quanto sommamente mi piace da ogni parte tutto vostro parentado, considerato chi e quali uomini e' sieno, e di te e tuo fratello quanto se n'aspetti e speri. Della fanciulla, benchè io conosca che quanto più ne dicessi sarebbe meno che '1 vero, nondimeno nulla n'ardisco a dire; perchè oggimai mi si potrebbe imputare me ne ingannasse amore; tanto credo, con ogni scarico di me, potere dire che più non me ne potrei contentare. Ho solo un dispiacere in questo fatto,
[p.13]
mi sento potere essere un parente quanto meriteresti. Ma quanto i' sono e quanto posso, in tutto più potrei essere disposto nè più affezionato inverso di che io mi sia. Per la qual cosa t' ho a dire, che in qualunche cosa che qui v'accadesse, che tu istimi che per me o per mie' mezi per voi si possa fare, che niuno rispiarmo di me dobbiate fare, però che niuna fatica per e per le cose vostre mi potrebbe esser grave. Questo a te, e così ho scritto a tuo fratello. Agli altri zii per ora nulla scrive; se none che tu, se niuno n'è costì, o se a loro scrivi dove sono, che a loro mi mandi, e quanto mi sono offerto a te, tanto m'offera a loro, e ancora più, se più puoi. Mona Allessandra e tutti suoi figliuoli stanno bene, e per loro parte t'ho nulla, però che ti scriverrà ella. Di nuove di qua, questa prima non ti scrive nulla, so none della morte -Duca di Melano, che so ne dovete avere pieni avisi altre lettere di mercatanti. Nè più per questa mi avere a dire. Cristo ti guardi sempre. Per lo tuo Marco di Parente Parenti, in Firenze. =

    E con il ricordo del matrimonio apriva Marco il suo che Porta questo titolo:

= M CCC XVLL

Al.nome di Dio e della sua Madre Vergine santa Maria e di messer santo Michele Angelo e Arcangelo e di messer santo Giovanni Batista e del Vangelista e Piero e san Pagolo e san Marco e di madonna santa Maria Magdalena e santa Caterina e di tutti Apostoli et Evangelisti e Santi e. Sante di Dio e al loro onore sia il principio e mezzo e fine di questo Libro,
[p. 14]
e per loro misericordia piaccia loro darmi grazia che ciòche arò a scrivere in su questo sia a utilità dell'anima mia e del corpo e di tutti miei beni. - Questo Libro è di Marco di Parente di Giovanni Parenti, nel quale scriverrò tutti miei ricordi e debitori e creditori, et èsegnato A. =
E a carte 1:
    = Ricordo questo dì IIII d' agosto 1447 come io tolsi per moglie la Caterina figliuola che fu di Matteo di Simone di Filippo di messer Lionardo degli Strozzi e di mona Allessandra figliuola che fu di Filippo Macinghi sua donna, e detto dì la giurai [Note E-2, p. 14] in Santa Maria sopra Porta. E debbo havere di dota fiorini mille, in questo, modo, cioè: la metà, che sono fiorìni 500, dalla detta mona Allessandra tra danari e donora; e l' altra metà, che sono fiorini 500, in sul Monte dei Comune di Firenze scritti nella detta Caterina mia donna, che vengono guadagnati a dì xxx di giugno 1448 .....
    Dipoi, a dì XIII di gennaio, le die' l'anello, e funne rogato ser Silvano di Giovanni notaio fiorentino che sta
[p. 15]
con ser Uberto notaio all'Arte di Porta Santa Maria; e a dì XIIII detto la menai .... =

    Di fronte a questo lieto ricordo, il buon Marco, dopo trentaquattro anni, mestamente scriveva:

nbsp;   = A dì XVII di maggio, a ore 9, 1481, passò di questa vita, a me giocundissima e felicissima.[Note E-1, p. 15] Iddio abbi avuto l'anima, come certamente credo per la sua umanità con degnità di vita, e costumi ornatissimi et onestissimi. Era d'età d'anni 50 a punto. Fecila soppellire nella nostra sepultura di Santa Maria del Fiore onoratamente quanto si potè secondo la legge. Et vesti' di panni monachini, braccia 12 per una, quattro persone: la Gostanza e la Marietta nostre figliuole, la Selvaggia donna di Filippo suo fratello, e la Allessandra vedova sua unica sirocchia. =

Annotation E

Marco wrote this letter to his future Brother-in-law:

Filippo di Matteo of Strozzi, in Naples. In the name of God. Writtne on the 19th of August, 1447.

Most beloved brother. I believe that it would be as pleasing to you as it is to God that your sister Caterina be my wife. This thing would please God and is therefore desirable, that it would be honorable, and be healthy for her and us. Because it is my duty, like you pick others to be your relatives, therefore I give you this letter as is similar to an impalmare and recognition of the relationship, for all that, when it happens, we'll know each other; for I desire that we would be better friends. It happens to be that in trying to write, I want to say how much greatly it appeals to me to have a relationship with you, considering which men are, and you and your bbrother's hopes and dreams. Of the girl, although I know how you said much more would be coming, nevertheless there's nothing more I can say: with every inch of me I say that I couldn't possibly love her more, and more wouldn't make me more content. The only thing that displeases me is the fact that
[ p. 13]
I feel myself to be able to be a relative how much you would deserve. But how much that is and how much I can, in all more I could be never more attached than I am now. For the which thing that I have to say, that whatsoever happened here, that you esteem me or my esteem for you can be made, that you must not take seriously any bad words about me, but my hard word on behalf of your family is very serious. This to you, and therefore I have written to your brother. To the other relatives for the time being I haven't written anything; if not to you, then neither to them, or if to they write you where they are, than send it on to me, and whatever is offered you, I'd offer more to them, and still more, if more is possible. Mona Allessandra and all her children are well, and for their part I have nothing, but that it will write to you. Of news here, there isn't much to say, I know you know of the death of the Duke of Milan, that I know some you must have full loads of news and other letters of mercantilism. Neither more for this to have to say to me. Christ always watches to you. From your Marco di Parente Parenti, in Florence =

And with the record of the wedding opened Marco di Parenti his book, with this title:

= M CCC XVLL

In the name of God and of his Sainted Virgin Mother Maria and of my lord Saint Michele Angel and Archangel and of my lord Saint Giovanni Batiste and the Evangelist and Piero and saint Pagolo and saint Marco and of madonna Saint Maria Magdalena and Saint Caterina and of all Apostles ET Evangelisti and all the saints of God and to their honor is the principle and means and aim of this Book,
[ p. 14]

and for they misericordia piaccia they give grace to me that cioche she plowed to write in on this is to usefullness of the spirit mine and of the body and all my assets. - This Book is of Marco di Parente di Giovanni Parenti, in which scriverro the all my memories and debtors and creditors, ET esegnato To [E-1 Notes, p. 14]

And on Page 1:

And on this 4th day of August 1447, I took for my bride Caterina, daughter of Matteo di Simone di Filippo from Master Leonardo Strozzi and his wife, Lady Alessandra daughter of the late Filippo Macinghi, and I swore my vows at Santa Maria Sopra Porta. And I'm to receive her dowry of a thousand florins in this manner: 500 florins from Alessandra between cash and the donora, and the other half of 500 florins from the Communal Bank of Florence in the name of Caterina my wife, which will fully mature the 30th of June 1448....

Dipoi, to di XIII of January, die' the ring, and funne rogato ser Silvano di Giovanni notary public fiorentino that it is
[ p. 15]
with ser Uberto notary public to the Art of Saint Door Maria; and to di XIIII saying the menai....

On the opposite page to this happy memory, the good Marco, after 60 years, wrote this memorial:

On this day 17th of May, at 9 o'clock, 1481, she passed from this life, ever merry and loving. May God keep her spirit, as surely she was most deserving with her grace and dignity of life, and her honesty and good manners. She was 50 years old. I buried her in our sepulchre in Santa Maria del Fiore in a place of honor in the second spot. And I've given mourning clothes, 12 braccia per person, to four people: to Gostanza and Marietta our daughters, to Selvaggia the wife of Filippo our brother, and to the widow Alessandra, our only sister.



ANNOTAZIONE F

Su molte pagine dei Libro di ricordi scrisse Marco i doni fatti alla sua Caterina, che qui madonna Alessandra accenna brevemente. A carte 2, dopo avere registrati gli acconti della dote, seguita a scrivere il corredo:

= Anne dato a dì XII di gennaio per queste donora che appresso diremo:

    Una cioppa a gozzi di domaschino bianco orlata di martore
    una cioppa di calisea bianca a gozzi ricamata e orlata di martore
[p. 16]
    una cioppa di panno bianco, maniche strette, ricamata
    una gammurra di saia bianca e azzurra, maniche di vellutato verde
    una gammurra turchina, con maniche di vellutato allessandrino
    XVI braccia di panno lucchesino
    XVII camice lavorate
    X sciugatoi in un filo
    XXX fazzoletti
    XXX benducci da lato
    uno braccio di domaschino bianco
    due sciugatoi grandi
    uno bacino et una miciroba con uno compasso e arme degli Strozzi e mia
    uno libriccino di Donna [Note F-1, p. 16]
    una filza di coralli grossi
    due coltellini da lato, con manica d'ariento
    una cintola bigia fornita d'ariento bianco
    VI berrette di seta
    tre agoraiuoli.

Tutte le sopraddette cose furono stimate, detto dì, per Nofri di Bartolomeo del Grigia, fiorini cento sessanta cinque.

Donora non istimate. Uno fazzoletto ricamato. Due pettini d'avorio. Nove matasse di refe. Ventiquattro cuffie. Più nastri. Tre paia di calze rosse. Quattro paneruzzole. Due paia di scarpette. Uno paio di forbice. Due collaretti di panno lino. =

[p. 17]
Piacemi qui cavare dal suo Libro, carte 2-3, la spesa della giornea, della cotta e della ghirlanda.

Giornea.

= Una giornea di zetani vellutato di chermisi, della donna.

De' dare, a' dì VIIII d'agosto, per braccia XXIIII ½ di detto drappo v'andò entro, per fiorini III ½ el braccio, fiorini ottantacinque soldi XV a oro; levai da Marco Parenti e compagni in peza di braccia 42 ½ F. LXXXV 1. III S. III d. III p. [Note F-1, p. 17]

E de' dare, a' dì detto, per braccia 30 di valescio rosso pel soppanno, per soldi VII el braccio; monta lire dieci soldi X p., levai da Giovanni del Verzino. F. - 1. X S. X d. -.

E de' dare, a' dì XVI d'agosto, per braccia XIII di guarnello per soppanno, per soldi VII denari vi p. el braccio; monta lire quattro soldi XVII denari vi, levai da Giovanni del Verzino. F. - 1. IIII S. XVII d. VI.

E a' dì XXXI detto, per 32 maglie pesorono denari VIII per dinanzi, tolsi da Deo orafo. F. - 1. I S. VIIII d. IIII.

E de' dare, insino a' dì XXVI detto, per braccia 1 ¼ di zetani vellutato di chermisi mancò per guazzeroni, levai da Zanobi di ser Martino, per fiorini III ½ el braccio; monta fiorini quattro soldi VII denari vi a oro. F. IIII 1. I S. XI d. VIIII.


[p. 18]
E de' dare, a' di XI dì settembre, per lattizi [Note F-1, p. 18] 188, andorono in fodera d'intagli e orli o filetti, per fiorini vi ¾ el cento; montano fiorini dodici soldi XV a oro. Compera'gli da Francesco vaiaio. F. XII l. III s. III d. VIIII.

E de' dare, per fattura di detta giornea, lire sette, fe' Andrea di Giovanni sarto. F. - 1. VII S. - d. -. =

Cotta.

= Una cotta di zetani vellutato di chermisi, per la donna.

De' dare, a' dì VIIII d'agosto, per braccia XVIII di detto drappo v'andò entro, per fiorini III ½ el braccio, fiorini sessantatre; levai da Marco Parenti e Compagni in pezza di braccia 42 ½ F. LXIII.

E de' dare, a' di detto, per braccia XX di valescio rosso,. per soldi 7 el braccio, monta lire sette; tolsi da Giovanni del Verzino, per soppannare detta cotta. F. - 1. VII.

E de' dare, a' di XXI d'agosto, per once X di bambagia; tolsi da Giovanni del Verzino. F. - 1. - S. VIIII d. II.

E de' dare, a' dì detto, per 120 maglie tonde dorate, per dinanzi, once II denari III, e per 100 maglie piccole per le maniche, once i; in tutto once III denari III; per soldi XXX a fiorino l'oncia; montano fiorini III soldi vi denari VIIII a fiorino. E più, per vi punte pe' nastri, soldi vi a fiorino; tolsi da Deo di Domenico o compagni orafi. F. III i. I S. XVII d. V.

E de' dare, a' dì XVI d'agosto, per denari XVIII di perle per ricamare da mano e manichini; comperai da
[p. 19]
Priore Ottavanti, per fiorini IIII soldi II a oro, per tutto. F. IIII I. - S. VIII d. VI.

E de' dare, a' dì XI di settembre, per lattizi XXVI andorono nel filetto da piè, per fiorini vi ¾ el cento; montano fiorini uno soldi XV a oro. Compera'gli da Francesco vaiaio. F. I l. III S. III d. VIIII.

E de' dare, pagai a Bonifazio ricamatore, per ricamatura di fregi di perle a' manichini. F. - 1. II S. - d. -.

E per frangia verde e d'oro per da piè e nastri e cordelline di seta, tolsi da Bernardo di Betto. F. II 1. II S. II d. VI.

E per fattura, pagai a Andrea sarto F. - I. VII S. X d. -.=

Ghirlanda.

= Una grillanda di code di pagone fornita d'ariento e di perle.

De' dare, a' dì VIIII d'agosto, per 500 occhi di code di pagone, scelti, per lire IIII soldi VIII el cento; monta lire ventidue; i quali comperai da Lorenzo di Nutozo Nasi. F. 1. XXII S. - d . -.

E de' dare, a dì detto, per 300 occhi di code di pagone di sorta, per grani X ½ el centinaio; montano lire nove soldi XII denari vi p.; i quali comperai da Lorenzo di Nutozo detto. F. - I. VIIII S. XII d. VI.

E de' dare, a' di XI d'agosto, per once III denari XVI di tremolanti dorati, e once II denari 22 ½ di fiori smaltati, rossi e azzurri, per fiorini I ⅓ l'oncia; montano fiorini otto soldi XXV denari III a forino; i quali tolsi da Deo di Domenico e compagni orafi. F. VIII 1. IIII S. XIIII d. -.

E de' dare, a' dì XVI d'agosto, per once II denari III ½ di foglia dorata alla Veneziana, a ragione di fiorini XV
[p. 20]
la libra; monta fiorini due soldi XIII denari VII a oro; la quale tolsi da Lionardo Gondi. F. II 1. II S. XVII d. VIII.

E de' dare, a' dì XVIIII d'agosto, per once vi di perle, per fiorini XII a oro l'oncia; montano fiorini ventuno soldi XII a oro; le quali comperai da Giovanni Petrini. F. XXI 1. II S. XI d. -.

E de' dare, a' dì XXVI d'agosto, per once denari XVIII ½, di tremolanti e fiori smaltati, per fiorini I &frac13 l'oncia; montano fiorini otto soldi XXV denari III a fiorino; i quali tolsi da Deo di Domenico e compagni orafi. F. VIII 1. IIII s. VIII d. -.

E de' dare, a' dì XXXI d'agosto, fiorini sette larghi pagai a Niccolò di Bastiano; fiorini 5 larghi per sua manifattura, e fiorini 2 larghi [Note F-1, p. 20] per ispese d'orpello e ottone e altro, fe' detto Niccolò in detta grillanda. F. VII 1. III S. III d. -.

E de' dare a' dì XVI di settembre, per XI rose, fatte di penne di pagone, fe' Niccolò di Bastiano di suo in detta grillanda, che vi mancavano; per tutto, d'accordo co' lui, F. - l. III S. VIII d. -. =

Vorremmo allargarci in recare altre partite, ma lo spazio non ce lo consente. Noteremo: « una cintola di chermisi mischiata d'oro e fornita d'ariento dorato e traforato»: « un paio di trecce di perle da portare in capo », dove cinque once di perle costarono fior. 31: « uno fermaglio d'oro entrovi due zafiri e tre perle da portare in ispalla », che costò fior. 27 lire 2 sol. 15; e fiorini 4 valse una perla di carati cinque, che fu messa
[p. 21]
« di sopra in detto fermaglio » in luogo d'una perla piccola che il venditore « si ritolse in drieto »: « uno collare di perle con rocchette in mezzo d'ariento dorato »; dove le perle a fior. 7 e mezzo l'oncia costarono fior. 41 lire 3 sol. 14 den. 3; e trentanove « rocchette d'ariento dorato e traforate » importarono fior. 6 lire 3 sol. 5 den. 6.

Pensò Marco anche a' forzieri per la camera nuziale; e, come allora usava, non dimenticò di fornirla di una immagine della Vergine Maria. Queste sono le partite levate dal suo Libro:

A carte 8.       = MCCCCXLVII.

Maestro Domenico di Bartolomeo da Vinegia dipintore [Note F-1, p. 21] de' dare a dì XI di settembre lire trenta pic., per lui a Giovanni d'Andrea de Albola legnaiuolo, i quali furono per uno paio di forzieri di legname comperò da lui, i quali m'ha a dipignere; e debbogliene dare in tutto quando saranno compiuti, daccordo co' lui, fiorini cinquanta. Vagliono lire trenta, a soldi 84 el fiorino fior. VII lire - soldi XII den. - pic. (Seguono diverse partite di pagamento.)

Anne dato, a dì XIII di gennaio, per uno paio di forzieri dipinti e adorni d'oro, e con forzerini e cassette dorate e dipinte, e uno specchio come è di costume, fiorini cinquanta; i quali forzieri, perchè non sono bene finiti, passati questi di delle nozze, me gli debbe finire a perfezione.

[p. 22]
Di poi, a dì XX di giugno 1448, me gli rimandò compiuti di dipignere e forniti a perfezione. Fiorini L. =

A carte 11. = MCCCCXLVII.

Stefano di Francesco dipintore [Note F-1, p. 22] de' dare a di VIII di gennaio fior. uno sol. II den. IIII a oro, portò e' detto in fior. uno largo, il quale gli do per una Vergine Maria di rilievo e dipinta, m'ha a fare per pregio di fior. 5 ½. = (Seguono altri due pagamenti, de' 12 e 22 dello stesso mese.)

A carte 27. = MCCCCLI.

Uno tabernacolo di legname all'antica per una Vergine Maria, per la camera mia, alto brac. 3 ½ de' dare a di XIIII di luglio per detto tabernacolo lire sedici sol. X, pagai a Giuliano da Maiano legnaiuolo per fattura del legname. = (Seguono quattro pagamenti, in tutto lire 41, sol. 4, per mettitura d'oro, azzurro e dipintura, a Giovanni vocato Scheggia dipintore. [Note F-2, p. 22])

Annotation F

On many pages of the Book of memories Marco recorded the gifts he made to his Caterina, as her mother Alessandra points out briefly. On page 2, after he records the accounts of the dowry, he continues with an accounting of his bridal gifts:

Given on this 12th day of January for the donora the following:


One cioppa to gozzi of domaschino bordered white man of martore one cioppa of calisea embroidered and bordered white woman to gozzi of martore
[ p. 16]

one cioppa of cloth white man, tightened sleeves, embroidered
one gammurra of saia white woman and blue, sleeves of vellutato green
one gammurra turchina, with sleeves of vellutato allessandrino
XVI cloth arms lucchesino
XVII worked shirts
X sciugatoi in a thread
XXX handkerchiefs
XXX benducci from side
one arm of domaschino white man
two sciugatoi large
one river basin ET one miciroba with one calipers and arms of Strozzi and mine
one libriccino of Woman [F-1 Notes, p. 16]
one filza of large corals
two small knives from side, with sleeve of ariento
one cintola grey supplied of ariento white man
six silk caps
three agoraiuoli.

All the aforementioned items were appraised this day by Norfri di Bartolomeo del Grigia at 165 florins.

The non-estimated part of the donora:
1 embroidered handkerchief.
2 ivory combs.
9 hanks of sewing thread.
24 linen caps.
Many silk ribbons.
Three pairs of red stockings.
Four bundles of linen.
Two pairs of fancy shoes.
One pair of shears.
Two collars of linen cloth.

[ p. 17]
It pleases me to set forth here in my book, pages 2-3, the specifics of the giornea, the dress, and the ghirlanda.

The Giornea

A giornea of crimson silk velvet, for the lady.

I gave, on the 8th of August, 24 and a half braccia of the said cloth, for 3 and a half florins per braccia, 85 gold florins and 15 soldi, to be worked on from Marco Parenti and companions in pieces of braccia. 42.5 Florins. LXXXV 1. III S. III d. III p. [Note F-1, p. 17]

Given, as I said, for 30 braccia of plain red lining silk for underclothes for 7 soldi the braccia, for 10 lire x soldi p., given to Giovanni del Verzino, F-1, 10 S 10 d.

Given, August 16, for 13 braccia of linen for underclothes, for 7 soldi 6 denari 6 p. the braccia; for 40 lire, 18 soldi, 6 denari, paid to Giovanni del Verzino F-1, 4 S. 12 d. 6.

And for 31 or 32 weighted meshes, 8 denari before, taken before God to the goldsmith. F- 1, 8 s., 4 d.

Given, as far as 26 said, for 1.25 braccia of scarlet silk velvet or less for edging, given to Zanobi of Martino, for 3.5 florins the braccia, total 4 florins, 7 soldi, 6 denari of gold. F. IIII 1. I S. XI d. VIIII.

And given, 11th of September, for 188 cat furs, for cutwork lining and fillet hemwork, 6.75 florins per hundred, for a total of 12 florins, 15 soldi 15 of gold. Purchased from Francesco Vaiaio. F. XII l. III s. III d. VIIII.

And given, for sewing this giornea, 70 lire, to Andrea di Giovanni the tailor, F. - 1. VII S. - d. -.

The Dress.

***

The Ghirlanda (Head-Dress).

***



ANNOTAZIONE G

Questo terzo figliuolo era nato postumo (ed ebbe per ciò il nome del padre), il giorno primo di marzo del 1436.

Annotation G

This third son was born posthumously (and given the name of his father), March 1 1436.



ANNOTAZIONE H

[p. 23]
Matteo, pochi mesi dopo, mandò al fratello questo primo saggio de' suoi caratteri.

= Al nome di Dio. A di 29 di marzo 1448.

Questo dì, sotto lettere di Variai degli Strozzi, ebbi una tua lettera fatta a di 16 di questo, alla quale farò risposta. Io sono avvisato della tornata tua da Panni, che l'ho auto caro che tu sia tornato presto; che mona Lessandra avea paura che tue non vi istessi troppo; che gli è detto che v'è cattiva aria. Sì che hai fatto bene a tornare presto. Ed è istato detto a mona Lessandra che tu non estai troppo bene della persona. Priegoti che tu ti sappi guardare, a ciò che tu istia sano: che Iddio te ne dia la grazia.

Avvisoti come la Caterina n'andò a marito insino a dì 14 di gennaio; e non facemo noze, perchè non c'era il modo: ancora perchè non si richiedeva allo istato nostro. E il simile fece Marco, che non fece troppa ispesa. [Note H-1, p. 23] Eglino istanno bene, colla grazia di Dio. E della
[p. 24]
dota s'accordò di quegli 500 fior. ch'ell'ha avere, a luglio che viene, dal Monte: e 500 n'aveva avere quando n'andassi a marito, tra danari e donora; che n'ha auti 200 di donora e 250 di contanti: che resta avere fior. 50 della dota, che glie l'ha promessi mona Lessandra a dagliele a l'iscita di questo mese: che sono e danari del Monte che aveva Niccolò Soderini, del nostro; che tutti ne sono iti. E lei non ha sodo la dota, perchè non l'ha auta tutta. Quando l'arà auta, si farà quello che s'arà. a fare, e tu ne sarai avvisato.

La cagione ch'io non t'ho iscritto buon pezzo fa, si è istato in prima la Caterina n'andò a marito; che ci fu che fare assai: e poi mi ruppi il capo; che istetti uno mese ammalato: e dipoi sentendo che tu eri ito a Palermo, aspettavo ogni ora tua lettera: non sapevo dove me l'avessi a mandare; che stavàno tutti maravigliati che da te non ci veniva lettere. Ma ora che tu se' tornato costi, ti scriverrò ispesso. E in questi dì mi porrò con uno maestro che insegna iscrivere, che insino a ora sono istato a scrivere in casa, e veggo che non piglio buona forma di lettera: e però vole mona Lessandra ch'io vadia a uno maestro, che mi insegnerà in dua mesi: che Iddio ci presti della sua grazia.

Noi istiamo maravigliati di Lorenzo, che no ci ha iscritto parecchi mesi fa. Fara' bene, quando gli scrivi, a rammentaglielo ci scriva ispesso. Nè altro per questa. Cristo di male ti guardi. Raccomandaci a Niccolò. Per lo tuo Matteo degli Strozzi, in Firenze.

Annotation H



ANNOTAZIONE I

Filippo Maria Visconti duca di Milano era morto il 13 d'agosto; e pe' Fiorentini fu gran ventura.

Annotation I

Filippo Maria Visconti, Duke of Milan, died the 13th of August, which was considered good fortune by Florence.



ANNOTAZIONE L

[p. 25]
In Cennina, castello del Valdarno di sopra, erano entrati un centinaio di fanti gridando il nome del re Alfonso d'Aragona. I Fiorentini riebbero Cennina a patti.

Annotation L

****


ANNOTAZIONE M

Niccolò Strozzi nasceva da Lionardo fratello di Simone, e quindi veniva ad essere cugino di Matteo marito già di madonna Alessandra. Questo Niccolò non prese moglie, e co' fratelli Iacopo e Filippo attendendo alla mercatura, aveva fatto assai fortuna. Agli orfani ed esuli figliuoli di Matteo pose amore, e li volle tener seco nei banchi. Scrivendo Filippo alla madre da Valenza il 14 d'agosto 1446, dice come Niccolò, che l'aveva allevato da piccolino, vuole eziandio allevarlo da grande, « a ciò che il bene o male avessi mai, non lo possi riputare se non da lui. E in verità, e' mi mostra avere buona volontà, e io me ne contento molto, però che sempre gli ho portato e porterò buono amore, in modo che di me sempre e' si loderà ». Seguita a raccontare come Niccolò ha fatto col fratello Filippo una « ragione a Napoli » da cominciare il 25 marzo del 47. E a Napoli par che anderà Niccolò in persona, restando a Valenza il fratello Filippo; ed egli Filippo vi rimarrà come « secondo », cioè con un maestro; e vi starà pure Lorenzo suo minor fratello. Ma più crede, e spera, che lo vorrà menar seco a Napoli. « E poi ho caro di stare più tosto a Napoli che qui; però che sarò presso a costi, e sarò in più bella terra che questa; ed è terra di signori: e poi vi sono molti fiorentini, che mi parrà esser costì. E però
[p. 26]
fate conto che se allotta arete presto que' 400 fiorini, mi varranno: però che, restando qui, con detti danari mi farei compagno; e se ne vo a Napoli, qualche partito ne farò con Niccolò. Che poi che costoro mi vogliono bene, e vedendo io avere qualche aiuto da me, vie più bene mi vorranno fare: e non ve-go che per avere qualche aiuto da me, non mi tirino innanzi. E così piaccia a Dio ci presti della sua grazia ». A madonna Alessandra era stato riferito come Filippo, fratello di Niccolò, si « teneva malcontento » del suo Filippo: ma questi risponde, che anzi & gli mostra grande affetto e, morendo senza figliuoli, s'è fatto intendere che lascerebbe a lui. E così Niccolò: perché tutt'e due sperano, invecchiando, d'essere governati con amore da' giovani Strozzi. « Datevi » conchiude « di tutto buona voglia, che ancora ho pensiero di rifare la nostra Casa ». Passa poi a ragguagliare sua madre della « bella ricchezza » che avevano sul banco di Valenza. Filippo 12 mila fiorini, Iacopo 8, e Niccolò : che facevano 30 mila fiorini di Barcellona, cioè 2 mila di Firenze. E tali erano i traffici, che in tre anni la potevano raddoppiare. Di tornare a Firenze, nessuno de' tre fratelli mostrava d'aver voglia: e tanto era vero, che Filippo aveva fatto murare a Barcellona una bellissima cappella con spesa di duemila fiorini la più magnifica di quella terra: e, per mezzo di Antonio Strozzi, s'era fatta venire da Firenze una lapide, che gli costava cento ducati, con l'arme di Casa. Di questa cappella, soggiunge, « ne vuole fare merito a Dio; e in verità è di tanto buona persona, e si cura bene dell'anima ». Le parla dei fratelli. « Lorenzo ho trovato qui; ed èssi assai mutato di condizione, secondo mi pare in su questa giunta. Non so come si riuscirà, che non posso credere che bene; però che io gli sarò sopra capo, e farollo stare a siepe ».
[p. 27]
Del piccolo Matteo le domanda, se quando avrà maritata la Caterina, vorrà mandare anche lui a stare con Niccolò. E per non restar troppo sola, vorrei, le dice, « togliessi qualche fanciullo di qualche povera persona Voi già vedete che, finito voi (che Iddio vi mantenga lungo tempo), poco fondamento potremo fare costà: che tutto l'avviamento nostro fo conto sia fuori di costà. Ma bene fo un conto, che se in ispazio di tempo le cose di costà s'acconciassino, e noi standoci bene, allora farei conto di tornare di costà: ma dubitomi mai a' dì nostri non s'acconceranno. Ora fate vostro conto se potete fare sanza lui; e in caso non potessi fare sanza lui, lo fate stare al banco, e tenetelo di presso, acciò impari qualche cosa: che poi che Iddio gli ha dato la grazia dell'avere buon sentimento, che per trestizia non lo perda ».

E l'altro figliuolo Lorenzo, appena giunto a Valenza a' 28 d'aprile dello stesso anno 1446, aveva scritto alla madre, ragguagliandola del viaggio duro, del soggiorno piacevole, de' costumi diversi, delle sofferenze presenti e delle speranze lontane. La sua lettera merita d'essere qui riferita per intero; ch'è pittura viva di uomini, di tempi, di cose.

=Al nome di Dio. A dì 28 d'aprile 1446.

Carissima quanto maggiore Madre. A' dì passati v'ho scritto più lettere, delle quali non ho auto risposta. Fate abbia risposta d'una sola, a ciò ched io sappia come voi state tutti quanti: che Iddio vi mantenga sani e salvi.

Avvisovi come io sono stato in assai terre; ma non sono sì belle come Firenze. Ma io vorrei stare più tosto a Barzalona che costà. Ene una bella terra; e tutte le case che vi sono, ogni casa sì ha il terrazzo, e molto
[p. 28]
bello. Ed èvi dovizia d'ogni cosa. E anche vidi che 'l panno noti vale nulla, e buono: mercato migliore e qui a Valenza, e begli panni. E ancora vi dico che di qua se ne sono ite le mandorle fresche ène uno gran pezzo. E anche vi dico come le ciriege se ne vanno; e vendensi a peso, uno paneruzolo per uno danaio di questi, che vale sei di costesti. E di ciò che voi volete, ci è buona derrata. E le legne si vendono a peso, e sono legne di ramerino; che n'è pieno tutto il mondo, e sonvi boschi, come costa i querciuoli e più. E una altra cosa vi so dire, che nollo credere', e pure è vero, egli si è la gran quantità di melarance, che n'è pieno il mondo, che se ne dà per uno danaio più che vo' potete portare; più 200 melarance grosse come uno fiasco o più: così delle pine è boschi. E mai no vedesti la più bella cosa. Quando voi entrate 'n un orto, fanno di que' melaranci come di costà il gelsomino, acconciarlo come voi volete fare belle siepe e una porta di melaranci, e come voi volete. Siavi avviso, se volessi nessuna cosa di qua. E anche vi dico come le ciabatte da donne e da fanciulle sono fatte coll'oro: non sono fatte come coteste costà. No vedesti mai la più bella cosa. Arevene mandate due paia; ma non ho danari, se none uno forino largo; che gli altri danari ispesi per camino: istetti quattro dì a Livorno. Ed hommi a fare le spese io stessi. Vi sono a dire che convene mutare modi d'ogni cosa, se altri vole vivere; e anche non si vive. E voi sapete come l'uomo istà in casa altrui. Io si mi sono sentito male, e sono istato nello scrittoio a scrivere: non si fa mai altro. Colla grazia di Dio, sono guarito: che a Dio piaccia facciàno bene. Lodato Dio, sono condotto a salvamento.

Avvisovi come io montai in galea per andarcene, e mi fece uno gran male el mare: istetti tre dì sanza mangiare
[p. 29]
e sanza bere: mangiai a punto una mezza mela, e sputa'la: e non avevo persona che mi governassi; ed io mi stavo in sulle balle delle carte, [Note M-1, p. 29] con una cesta sotto il capo, che morivo tuttavia; e stavomene colà giù di sotto, che non potevo vedere lume: e mai persona no mi venne a vedere; e Ramondo [Note M-2, p. 29] fece di me come d'uno cane, nè più nè meno. Vi so dire ero concio. E poi quando fu' guarito, mi feciono mangiare per forza: in capo di tre dì non arei altrimenti mangiato; mi sentivo venire meno. A poco a poco, colla grazia di Dio, m'ha condotto a salvamento: lodato Dio.

Avvisovi che se voi vedessi come costoro vanno vestiti, a punto come quelli che stanno dipinti in su li panni d'arazzi; ma non hanno quello mazzocchio: chè vecchia che sia, porta una rete di seta in capo, e suvi uno velo iscempio: nollo portano il velo come voi lo sciugatoio; lo tengono disteso: pare che abbiano l'ale al capo; ch'ène una gentile cosa. E no portano le cioppe di seta: tutte le cioppe sono di panno, co' gozzi a trombe, e una coda lunga cinque braccia o più, e le gente di casa loro pigliano la coda e sì la tengono in mano. E no vedesti mai le più belle donne incelicate, mai: no credo tanto vivere vegga mai le più belle. Quando io ve lo dico, credetemi. E avvisovi che io sì porto le scarpette colle cordelline dalle latora, colle punte lunghe tre dita, e vene sanza peduli delle calze: istanno molto gentile. Iddio lodato.

[p. 30]
E ancora dico, che vendono gli spinaci a peso, e le bietole e ogni erbe a peso. Siavi avviso.

E avvisovi come io fone le spese di casa, e bolle fatte giù quindici dì: logorasi dimolti danari, e bolle fatte bene. Ed io sone mezzo parlare catelano, tanto che m'intendono ciò che i' dico; e così io loro: grazia di Dio.

E dicovi come per Niccolò non compero se none capponi; uno paio; uno per la mattina. Egli si ene tanto grasso che no si può muovere; ed liane auto uno poco male. Colla grazia di Dio è guarito. Ed io sto bene e sano, colla grazia di Dio. E ancora vi dico come io ho cavalcato dugento miglia da Barzalona a qui: no me n'è rincresciuto nessuna cosa.

E avvisovi come noi andiàno la sera a letto a oro di notte, e levianci alle 7 ore; che sono ore di qui: no dormiàno più che ore tre o poco più. Siavi avviso.

E sovi a dire no mi rincresce a scrivere: sto tutto di nello scrittoio, e copio il di dodici lettere: iscrivo tanto presto, che ve ne maraviglieresti, più che veruno che ve ne sia in casa: conviene fare a questo modo. Iddio sì ci mantenga.

Salutate mona Ginevera da mia parte e tutte l'altre vicine; e avvisatemi quando la Caterina si marita; che Iddio gli dia grazia abbia buono marito. Iddio lodato. La fascia non è sì co' gozzi: la roba è dell'Asia, ma saia: si farà per lei.

Mandatemi una di quelle abci cifera, c'ho perduta quella altra. Iddio lodato. Non so che altro mi dire per questa. Cristo vi guardi di male. Per lo vostro figliuolo Lorenzo di Matteo, in Valenza. =

Annotation M

I made my way up on a galley in order to get to us, and got hugely seasick: I didn't eat
[p. 29]
or drink for three days. At one point I ate a regular apple, and I threw it right back up. Nobody even looked after me. I was by myself in the bales in the cargo hold, with a basket under my head, but I didn't die. During that time I didn't even get a lamp, and nobody came to see me. Ramondo treated me about like a dog, no more and no less. I'm trying to tell you I felt beaten up! When I felt better, he made me eat by force. In all of those three days I wouldn't have eaten otherwise; I felt myself losing weight. Little by little, thanks to the grace of God, I was led to safety. Praise God!

I tell you, if you'd seen them dress, it'd look like they were at one point painted on like cloth tapestries, but they don't have even one bunch: the old women wear a silk thread netting in their hair, with a simple coverintg over it. Her veil wasn't like your simple veil; it barely stayed on, and looked like wings on her head, and it's a noble fashion. They don't wear silk cioppe either. All the cioppe there are of regular cloth, like the merriment of trumpets, and each has a long train of at least five braccia, and the noble ladies of the house take up the tail and hold it in their hand. And you never saw such delicate ladies, nor ever met so many beautiful women. When I say that, you have to believe me. And I carried their shoes up the hill by their little laces, by the points of three fingers, and that without socks: it was all so noble. Praise be to God.

[p. 30]



ANNOTAZIONE N

[p. 31]
Se compiva diciannove anni a luglio del 47, Filippo era nato nel 1428. Difatti nella portata che Matteo suo padre fece agli ufficiali del Catasto nel luglio del 1427 non dà il nome che di una figliuola, Andreuola, dì 14 mesi, e di un maschio, Simone, di due mesi. (Archivio del Catasto, quartiere S. M. N., gonfalone Lion Rosso, filza di portate da 1 a 383, al num. 73.) Da un'altra lettera dell'Alessandra si ha che Filippo era nato il dì 4 luglio del 1428, e ch'era partito di Firenze di tredici anni, il 7 di marzo 1441. Nel Libro primo dell'età che si conserva nell'archivio delle Tratte, si farebbe nato il 10 di luglio 1428.



ANNOTAZIONE O

Antonio Strozzi, del quale parlano spesso le seguenti lettere.

Annotation O

Antonio Strozzi, about whom the letters often speak.



NOTES

E-1, p. 14. Si conserva nell'Archivio di Stato; Carte Strozziane. Fu seguitato poi a scrivere da Piero suo figliuolo, che a carte 85, sotto dì 7 di giugno 1497, vi fece ricordo della morte di Marco. E a' 5 maggio del 1519, Marco di Piero vi scrisse a carte 127 la morte del padre suo. Tutti poi accolse la sepoltura gentilizia in Santa Maria del Fiore.

E-2, p. 14. La prima cosa, giuravano la sposa, ch' era un obbligar la fede (francese, fIancer, dall'antico fiance), e si faceva la scritta; poi le davano l'anello, ch' era il vero matrimonio in faccia alla, Chiesa; e poi la menavano a casa dello sposo, dove si facevanole le nozze.

E-1, p. 15. Voleva dire, vivendo con lei.

F-1, p. 16. Oggi, libro da chiesa, e perchè vi era l'Ufficio della Vergine Maria, si diceva di Donna o di Nostra Donna. È da credere che fosse in pergamena, ed avesse le sue belle miniatore.

F-1, p. 17. Cioè piccioli; e così sempre è sottinteso, dove le lire e le frazioni di lira sono ragguagliate a soldi e denari di forino. Qui vediamo, che nel 1447 quindici soldi di forino, o a oro, equivalevano a soldi 63 e denari 3 di lira, o piccioli.

F-1, p. 18. Pe' Vocabolari Lattizio è Pelle d'animale che poppa. Fors'erano pelli di coniglio, bianche come latte.

F-1, p. 20. Questi fiorini, che si dissero larghi perchè veramente si allargarono di forma, furono nel 1442 valutati per legge un dieci per cento più de' vecchi.

F-1, p. 21. Questi lavori di Domenico Veneziano sono ricordati a pag. 194 degli Scritti vari sulla storia dell'Arte toscana di Gaetano Milanesi. Siena, 1873.

F-1, p. 22. Stefano di Francesco Magnolini, nato nel 1422 e morto a' 30 di giugno 1504, fu sepolto nello Spedale di Santa Maria Nuova. Non si conoscono opere del suo pennello.

F-2, p. 22. Fratello di Masaccio, nacque nel 1407. Di lui, ch'era figlio di ser Giovanni, vennero i Guidi o Monguidi della Scheggia, nobili fiorentini. Il Baldinucci dà l'albero di questa famiglia.

H-1, p. 23. A carte 12 dei suo Libro registrò Marco le spese fatte nel desinare di nozze, che andettero a 372 lire, diciotto soldi e un danaro; più lire 94, 4, 1 allo speziale Al Cappello, che somministrò treggea, torte di marzapane, pinocchiati e morselletti dorati, zafferano pesto, gengevo belidi pesto, savore bianco, savore sanguigno, pepe pesto, spezie fini, torchietti e altre cose. Vi furono trombetti e pifferi, sonatore del zufolo e sonatore dell'arpa, che ebbe sei lire e sei soldi.

M-1, p. 29. Cioè, pergamene.

M-2, p. 29. Ramondo Mannelli, credo; il quale era stato tanto amico di Matteo Strozzi, ed ebbe in moglie una cugina di lui. Egli è noto per la parte principale che ebbe alla vittoria di Rapallo, riportata nell'agosto del 1431 sopra i Genovesi e il Visconti dall'armata dei Veneziani alleati co' Fiorentini.

Index of Letters and Annotations

Glossary of Terms

Life as a Florentine

This page last updated: July 10, 2009

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